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A tavola con Bacco...
Là dove il vino luccica
Dominati da un?antica abbazia
e riscaldati dal sole della costiera
amalfitana, i grappoli d?uva che
crescono in quel di Ravello,
sono destinati a riempire
prestigiose bottiglie di vino?
divino! È la storia di un nettare
speciale chiamato Episcopio
testo Maria Vittoria Zambini
con la consulenza di Cantine Episcopio
via S. Giovanni del Toro, 16
Ravello (SA), tel. 089.857.244
testo Maria Vittoria Zambini
con la consulenza di Cantine Episcopio
via S. Giovanni del Toro, 16
Ravello (SA), tel. 089.857.244
Sul numero di luglio, vi abbiamo fatto scoprire la placida bellezza dell?entroterra amalfitano proprio come piace a noi, presentandovi i piatti tipici della tradizione campana serviti in uno dei migliori ristoranti della zona, il Confalone di palazzo Palumbo, nel cuore di Ravello. Ma il fascino di questa perla del Sud Italia non si limita ai palazzi nobiliari che abbelliscono le strette e scoscese stradine del paese; nè ai sapori tipici della costiera che profumano le tavole campane con delizie di terra e di mare (per non parlare di babà inzuppati, sfogliatelle ancora tiepide e morbide delizie al limone, accompagnati da un bel bicchierino di limoncello doc? Ma anche di questo parleremo più avanti, nei mesi invernali: ossia, quando conosceremo i limoni più belli e corposi destinati a trasformarsi nella solare specialità imitata in tutto il mondo).
Ravello attira turisti da ogni dove per la sua posizione strategica, lontano dalla folla e a picco sul mare; per le bellezze architettoniche di grande prestigio, testimonianza di un passato di fasti e nobiltà; perché ha prestato la scena a storiche pellicole in bianco e nero con miti come Greta Garbo e Humphrey Bogart; per il fatto che è riconosciuta a livello internazionale come città della musica; e, infine, ma non per ultimo, per la raffinatezza di un vino tanto raro quanto pregiato. Si chiama Episcopio, e anche la sua storia è legata alla vita e alla tradizione della famiglia Palumbo. Una storia lunga più di 140 anni? La Cantina Episcopio nasce infatti nel lontano 1860 per volere di Pasquale Palumbo, che prima di inaugurare l?albergo nel palazzo nobiliare di famiglia, un tempo antica residenza vescovile, si dedicava con passione all?arte della vinificazione curando i pregiati vitigni del podere vescovile (da qui il nome ?Episcopio?).
Forse Pasquale non immaginava che di padre in figlio, per ben quattro generazioni, la storia si sarebbe intrecciata con robusti tralci di viti autoctone dai nomi poetici e musicali come Ginestrella, Pepella, San Nicola, Biancazita e Biancatenere. E non immaginava neppure che l?Episcopio, il vino che erano riusciti ad ottenere dopo anni di selezioni appassionate, avrebbe ispirato uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi? Accadde nella primavera del 1880, quando bussò alla sua porta Richard Wagner in persona, ospite a Napoli della principessa d?Angri, chiedendogli di potersi ritirare a palazzo per orchestrare la partitura del ?Parsifal?. Il musicista tedesco, spinto dalla fama ormai internazionale di palazzo Palumbo, aveva affrontato assieme allo scenografo Joukounowhy ben cinque ore di carrozza per trascorrere qualche giorno in casa Palumbo? E fu proprio durante una passeggiata a Villa Rufolo, monumento storico di Ravello, che esclamò la leggendaria frase: ?Joukounowhy! Ecco il magico giardino di Klingsor!?.
Se fu proprio la bellezza raffinata di Ravello e l?eleganza dei suoi palazzi e giardini a risvegliare il genio di Wagner, ci piace pensare che egli trovò l?ispirazione anche sorseggiando un calice di vino della casa, magari mentre rimirava il mare del golfo sottostante. (Proprio come facevano Totò ed Eduardo de Filippo. Ma questa è un?altra... musica.)
Il vino degustato da Wagner era certamente l?Episcopio che abbiamo conosciuto noi, sorbendolo senza fretta alcuna mentre la vista spaziava sull?orizzonte (?frontemare?, come tradizione insegna). Un nettare prodotto con sole uve autoctone delle vigne di San Lorenzo, sottostanti all?omonima e imponente abbazia in località Scala; il nettare che ogni anno racchiude la magica atmosfera e i profumi della terra amalfitana in appena 30.000 bottiglie, oggi simbolo indiscusso della Ravello ?da bere?.
Nella cantina del vescovo?
Alla ricerca di un buon bicchiere di vino
traboccante di storia e tradizione
L?area di produzione del vino Episcopio, limitata alle vigne San Lorenzo, è situata in uno dei luoghi più affascinanti di Ravello. Dominati dall?omonima abbazia, i filari di uve autoctone ricamano questo lembo dell?entroterra con tralicci ordinati, piantati più di cento anni fa per volere vescovile. Su questo poggio soleggiato, che ?guarda? Ravello, mentre ?respira? l?aria marina della costiera amalfitana, le uve pregiate assorbono tutti i profumi, i sentori e gli aromi della terra fertile e soleggiata che li accoglie.
Ogni bottiglia di Episcopio cela e al contempo rivela una tradizione mai disattesa da 140 anni a questa parte. Dopo essersi crogiolate sotto il sole più caldo dell?estate amalfitana e dopo aver fatto proprie le caratteristiche del suolo, le uve Ginestrella, Pepella, San Nicola, Biancazita e Biancatenere sono pronte per essere raccolte, pigiate e ?firmate? dal marchio Episcopio: da un?accurata selezione di queste uve, vengono prodotti ogni anno i bianchi della vigna San Lorenzo. Sono vini caldi ed eleganti, con profumi di bouquet floreali e sentori di ginestra e mandorla. Da altri vitigni da sempre presenti sul territorio di Ravello, come l?Aglianico, il Piedirosso e la Serpentaria, invece, nascono i rossi Ravello Doc, che riempiono i calici di un intenso color rubino dai riflessi ambrati, regalando al palato un delicato sentore di frutti maturi e di bosco e all?olfatto profumi eterei con delicate note speziate. Dalla fortunatissima vendemmia del 1992 è nata la riserva speciale (in numero limitatissimo) voluta per festeggiare i 140 anni della cantina Episcopio (è stata ?consegnata? ai calici nel 2000).
Ravello, nata per volere dei ribelli
Dopo assaggi e degustazioni? un po? di storia
"Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole parte di Italia, nella quale, assai presso a Salerno, è una costa sopra 'l mare riguardante, la quale gli abitanti chiamano la costa d'Amalfi, piena di picciole città, di giardini e di fontane, e d'uomini ricchi e procaccianti in atto di mercatanzia, si come alcuni altri: tra le quali città dette, n'è una chiamata Ravello..."
Così Giovanni Boccaccio, all'inizio della quarta novella della seconda giornata del suo "Decamerone", immortalò il ricordo fantastico del paesaggio dell?entroterra amalfitano. Fondata dai Roani durante la seconda guerra gotica (nel VI secolo d.C.), Ravello deve il suo nome ad una lunga storia di guerre e ribellioni. Menzionata sin dal IX secolo come possedimento della Repubblica Amalfitana, si legge in uno scritto dell?epoca: "essendosi nel 1081 il normanno Guiscardo mosso alla spedizione d?Oriente contro l'imperatore Alessio Comeno, gli Amalfitani sottraendosi dal di lui dominio si crearono un proprio doge; i nobili Ravellesi trincerati nel Toro vollero restar fedeli ai Normanni dandosi al duca Ruggieri. Per tale fatto gli Amalfitani appellarono dappoi quel luogo Rebello".
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