Secondo la tradizione furono gli ebrei, arrivati in Valnerina dopo la distruzione di Gerusalemme, a inventare la tecnica di conservazione della carne di maiale. Non potendola mangiare per motivi religiosi, dovevano conservarla per poterne fare commercio. Da allora la salagione e la stagionatura di prosciutti, capocolli e salsicce è diventata una specialità degli abitanti del luogo: da qui l?appellativo di ?norcineria? dato all?attività, e di ?norcino? al mestiere. Ancora oggi a Norcia si producono, oltre a un ottimo prosciutto crudo, capocolli, spallette, lonze, pancette e guanciali; e tra gli insaccati si annoverano i saporitissimi salami ciauscoli, coppe e salsicce, prodotte anche con carne di cinghiale. Ma per arrivare al prodotto finito (di cui vi raccontiamo la storia nel box della pagina accanto), la strada è lunga e ?storicamente? tortuosa se pensate che questa parte di Umbria, oggi tanto amata dai turisti di tutto il mondo per le sue bellezze artistiche e naturali, un tempo era famosa soltanto per le ?marcite?, che contraddistinguevano questa zona definita ?umida?. È dunque facile comprendere come mai i suoi abitanti siano risaputamente conosciuti per tenacia, costanza, creatività e fantasia. Tenacia e costanza perché, malgrado un territorio difficile e soggetto a calamità naturali, hanno saputo conservare intatte le attività tradizionali; creatività e fantasia, perché hanno saputo dare un tocco di genialità alla trasformazione dei frutti della loro terra. Frutti ?tenaci? come loro; perseveranti nel sopportare terreni aspri e climi difficili, garantendo sempre una qualità superiore alla norma. Succede alle lenticchie di Castelluccio, tenere e delicate al palato, eppur resistenti ai rigori dei monti Sibillini; succede al tartufo nero di Norcia, il più famoso e apprezzato tra i Tuber Melanosporum; succede ai timidi ma saporitissimi asparagi selvatici, che aspettano che il rigido inverno finisca per spuntare a primavera come simbolo di ?tenacia e costanza? della natura che, comunque, rinasce.
NORCINO A CHI?
A te... che del maiale non butti proprio nulla!
A Norcia c'è qualcosa che non cambia mai: è la radicata e nobile arte della lavorazione della carne suina, meglio conosciuta con il nome di ?norcineria?. E insieme a questa arte antica, a non cambiare mai sono il gusto inconfondibile e la genuinità dei suoi prosciutti, orgoglio indiscussa di questa terra.
In Umbria (ma anche nel resto dell?Italia) si dice che del maiale nulla vada perduto. Ed è proprio così; alcune parti vengono consumate fresche, altre insaccate e gustate di lì a pochi giorni; altre ancora stagionate. Come il cosciotto, la parte da cui viene ricavato il prosciutto che, dopo una lunga e ben curata tecnica di preparazione, viene salato a secco e tenuto sotto salagione per circa un mese. Il sale, sapientemente dosato, serve a disidratare la carne. Dopo questa prima fase, l?ex cosciotto fresco viene lavato, poi rimodellato, condito con pepe e aglio e appeso (insieme a tanti altri futuri prosciutti) per il lungo periodo dell?essiccazione in un ambiente a temperatura costante. Dopo 7-8 mesi, ecco che il ?nostro? è pronto per la ?stuccatura?. Cioè il norcino colma le spaccature formatesi sul cosciotto con l??assogna?, un prodotto a base di sostanze grasse. ?Sale e tempo? dunque sono gli ingredienti e i segreti principali che contraddistinguono il prosciutto di Norcia. Così come lo sono di capocolli, salami, coppe, salsicce, lonze, prosciuttini ?tascabili? (per le dimensioni s?intende! Non metteteveli in tasca: piuttosto metteteli nello zaino di una merenda al sacco!) e... ?bip? (la parolina censurata leggetevela da soli nella foto sotto!) di mulo. Irriverente nome di battesimo dato a dei salamini che nulla hanno a che vedere con quel che ?pubblicizzano?!