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Il cioccolato
?Xocolatl? lo chiamavano gli Aztechi, ?cioccolatto? gli italiani del ?700... ?Bontà divina? noi, che alle alchimie di un piacere fondente o al latte non possiamo proprio rinunciare. Men che mai in questi mesi di fine anno e con le Feste così vicine...



Valeva come moneta sonante. Accadeva nello Yucatan precolombiano, allorché nei mercati quotidiani si compravano viveri e beni con i frutti della pianta del cacao: pensate che ai tempi di Cortez, con 3-4 semi di cacao si comprava una zucca, con 10 un coniglio, con 100 finanche uno schiavo. E fu scrigno di leggende. Gli Aztechi ad esempio erano convinti che il cacao fosse stato donato agli uomini dal dio Quetzalcoatl, al fine di alleviarne le fatiche e rallegrarne il riposo grazie a una bevanda che se ne ricavava... una cioccolata calda in tazza ?ante litteram?, per intenderci! Lo stesso Cortez la provò e apprezzò, come ebbe poi a scrivere a Carlo V: ?una tazza di questa preziosa bevanda consente a un uomo di sopportare un?intera giornata di marcia senza prendere altri cibi?. Chissà allora quali fatiche dovette sopportare Montezuma, se è vero che se ne ?scodellava? 20 e più tazze al dì! Stando agli studiosi delle allora testimonianze, se ne serviva per accrescere le sue prestazioni con il gentil sesso; stando a noi... era oltremodo goloso! Certo che la bevanda inventata dalle civiltà precolombiane è assai lontana da quella che conosciamo oggi: era infatti fortemente corretta con spezie dolci (come la vaniglia) e... condita con il peperoncino polverizzato (e pepe)! Una curiosità che potreste provare anche oggi, versando una punta di peperoncino in polvere in una tazza di cioccolata. Se i sapori piccanti fanno per voi, rimarrete stupiti da quanto peperoncino e cacao vadano a braccetto! Non a caso, a Diamante (la patria italiana del peperoncino), artigiani e maestri cioccolatieri hanno confezionato liquori di cacao al peperoncino e cioccolatini ?piccanti?. Che noi abbiamo assaggiato e... sorpresa! Ma quanto erano buoni! Come buoni, anzi irresistibili sono i peccati di gola che vedete in queste pagine e in quelle che precedono... Frutta fresca e secca ricoperta di cioccolato: fresca da mangiare subito, secca da mettere via (sotto vetro) aspettando di allietare la tavola di Natale con mille e più delizie preparate con poche mosse.



Le tappe di una conquista senza eguali

Da bevanda a tavoletta... la lunga storia del cioccolato che fa ?snap? Marabu, Riquet, Stollwerck?s... mai sentito parlare di queste etichette? Forse no. Nemmeno noi! Ma se diciamo Majani? E Cailler? E Lindt? Sentiti, eh? Anche noi! Che per vederli tutti insieme, siamo andati al Museo del cioccolato di Colonia, in Germania: si chiama Imhoff Stollwerck Museum (tel. 0049.221.93.188.816) e racchiude la storia del cioccolato dalle sue lontane origini nell?America precolombiana alla sua lavorazione e diffusione nel XIX secolo nei vari paesi europei. Un luogo della memoria al profumo di cacao da ?assaporare? tappa per tappa. Come quella del 1746, allorché nacque il primo Club del Cacao (siamo in Inghilterra e si chiamava ?The Cocoa Tree?), dove gli associati si scambiavano ricette e sperimentavano aggiunte (latte al posto dell?acqua, ad esempio). O quella del 1796, allorché a Bologna Majani aprì il suo primo negozio di cioccolato. O ancora quella del 1868, quando Cadbury lanciò la scatola di cioccolatini. Oppure come il 1901 (Suchard lanciò Milka e Majani il Fiat ?Cremino?), il 1906 (quando tale Tobler inventò il Toblerone) e... il romanticissimo 1922, anno della nascita dei Baci Perugina! Un luogo della memoria, inoltre, da assaporare per davvero, passando dal Choco-shop al piano dedicato alla lavorazione con possibilità di assaggi!

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